Le piace definirsi una design thinker, in grado cioè di collegare i diversi “frammenti” di altre discipline specialistiche come architettura, filosofia, arte o politica, che trova ormai troppo settoriali e quindi limitate nell’affrontare questioni comuni della vita quotidiana.
Guy Débord diceva: “La vita quotidiana è vita ed è reale, quindi va analizzata e non messa da parte da cose più degne di essere studiate”.
La sua pratica è quindi orientata ad affrontare questioni sociali attraverso l’arte e il design con un approccio trasversale che le permette di collaborare con svariate figure professionali.